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distrugge la didattica:
- chiude i corsi di laurea:
da 116 si passa
a 88! Ci troveremo davanti a
maxi-corsi di laurea del tutto insensati, ancora più simili a scuole
superiori, obbligati a seguire corsi assolutamente non attinenti
con ciò che vogliamo studiare, e con una qualità
e un approfondimento deprecabili!
- chiede ai docenti di andare
in pensione senza assumerne altri (blocco
del turn-over): in questo modo l'Offerta didattica
è drasticamente ridotta e, con i requisiti minimi della “riforma”
Mussi, molti corsi di laurea rischiano
di scomparire dall'anno prossimo oltre
a quelli già condannati al punto precedente e a quelli di cui si era
già deciso l'accorpamento per l'anno prossimo (follie...)
- sposta i professori da
una facoltà all'altra per tappare i buchi:
che bel guadagno avere un corso con un professore che ha studiato tutt'altro
e che, probabilmente, neppure conosce la materia che insegnerà...
- vincola i fondi interni a
una presunta “qualità”, concetto aleatorio e vago, segno di come,
probabilmente, i baroni continueranno
a spartirsi la torta dei fondi tra di loro.
Allo stesso tempo si tagliano
i fondi a biblioteche e servizi,
ma restano le carte di credito ai baroni!
continua qui
distrugge la ricerca:
- rimuove i fondi interni
destinati alla ricerca e ai dottorati, mentre blocca tutti i
concorsi e dimezza per poi rendere
a un quarto le supplenze, evitando di assumere addirittura chi ha già
vinto un concorso: così mentre si mandano a casa i professori nemmeno
si assumono nuovi ricercatori (già costretti a fare lezione) e l'Università
si paralizza divenendo un corpus di pura burocrazia
- accorpa i dipartimenti
in modo del tutto irrazionale,
solo per risparmiare, unendo entità volte a ricerche profondamente
differenti che verranno penalizzate e porteranno la ricerca a una
mediazione al ribasso, mentre si vincolano i fondi a una presunta
“affinità didattica” e all'autofinanziamento, avanguardia
della privatizzazione
svende gli immobili
senza investire finanziariamente sul futuro:
- le
ipotesi di vendita riguardano: il complesso di San Niccolò,
Pontignano, il palazzo Bandini dove sono situate le
segreterie, il palazzo della scuola di dottorato “Santa Chiara”,
il palazzo di San Galgano (con l'abbandono di Fieravecchia,
in affitto), addirittura il palazzo dei Servi... chi più ne
ha più ne metta! L'Università di Firenze, vendendo tutti gli immobili
per fare cassa si trova adesso in una crisi finanziaria irrisolvibile...
In altre parole distrugge l'Università
di Siena: senza ricerca e
con una didattica annichilita, l'Ateneo senese
è destinato a subire una fuga di studenti e a crollare nelle stime
statali di qualità: perché uno studente dovrebbe venire a studiare
in un'Università che non può offrire neppure un corso di Storia? Inoltre,
con i pensionamenti in arrivo nei prossimi cinque anni e il blocco del
turn-over, la maggioranza dei corsi di laurea non rientreranno nei requisiti
minimi di Mussi.
Questo significa che
l'Università di Siena chiuderà i battenti!
E
Siena, senza Università, dovrà fare
a meno della più importante fonte di introiti che ha: mancando gli studenti il sistema sociale senese
crollerà, relegando l'economia cittadina al solo turismo mordi e fuggi...
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